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Azienda Agricola "Al Campo". Dalla Toscana un esempio di produzione naturale.

di Cinzia Cerbino

La storia che vi raccontiamo oggi ha il sapore dei miti antichi, dell’uomo alla continua ricerca del suo significato che, passando attraverso diverse professionalità e mestieri, giunge a scoprire il senso profondo che  vuole realizzare con il proprio lavoro.

Siamo in Toscana, in un posto dove la natura è maestosa e incanta per la sua bellezza, tra il lido di Camaiore e le Alpi Apuane.

É in questo lembo di terra, tra i monti e il mare, che Matteo Martorana, giovane ex ufficiale della marina mercantile prima, collaudatore di pneumatici e insegnante di guida sportiva poi, decide di dare vita e realizzare un progetto che va oltre la semplice azienda di produzione agricola.

La sua realtà produttiva ha i colori di una vera e propria missione che, attraverso il lavoro quotidiano, promuove uno stile di vita sano vicino ai ritmi naturali delle stagioni, in una visione armonica con il tutto, coltivando i prodotti con tecniche e metodi lontani dalla filiera di produzione tradizionale.

 

Matteo, quando nasce la tua Azienda Agricola Naturale "Al Campo"?

Ho iniziato a pensare a questo progetto nel 2013 ed è diventato realmente effettivo nel 2015.

Qual’era il  bisogno che sentivi forte e che ha fatto da leva per la sua realizzazione ?

Il mondo dei motori mi ha sempre affascinato ma nello stesso tempo ricercavo uno stile di vita sano, un’alimentazione buona. Sono un amante della natura e ad un certo punto è emerso un forte desiderio di fare l’orto che per me significa capire cosa mangio ed essere in grado di produrmi il cibo. Questo era il mio bisogno. In casa non avevamo nessuna tradizione agricola e da qui è sorta la voglia di realizzare un orto naturale.

Quindi sei partito da zero. Quale difficoltà hai incontrato all’inizio?

Innanzitutto se vuoi fare un’agricoltura sana e consapevole, priva di chimica non hai tanti esempi a cui riferirti e devi costruirti un percorso personale per acquisire competenze. Ci sono i corsi sull’agricoltura biologica di base però da soli non sono sufficienti. Ho approfondito la materia seguendo un percorso di formazione dove ho inserito l’agricoltura naturale, quella sinergica, la biodinamica e la permacultura. Tutto ciò che si apprende però va rimodellato in base al tipo di terra che hai quindi, una volta acquisite le conoscenze adeguate, gran parte del lavoro è poi dato dall’esperienza.

Mi stai dicendo che i più grande maestri sono l’esperienza e l’errore?

Esattamente. É la terra stessa che ti insegna.

Oggi cosa produci?

Produco gli ortaggi stagionali e non ho serre riscaldate perché cerco, attraverso il mio lavoro, di trasmettere ai clienti quale dovrebbe essere il ciclo corretto della stagionalità.

Mi sembra di capire che oltre alla produzione fai anche informazione?

Si. Secondo me è importante informare ed educare la clientela che mostra interesse verso il ciclo naturale delle produzioni agricole.

Quali sono i momenti formativi destinati alla clientela?

In genere preferisco che le persone vengono a comprare direttamente in azienda così hanno la possibilità di vedere la terra e posso spiegare i processi naturali direttamente sul campo. Parallelamente a questo, abbiamo creato una rete di professionisti come, ad esempio, un’amica nutrizionista, uno chef, e un mulino che produce la farina. Insieme organizziamo qualche evento cercando di contaminare positivamente la percezione di questa esperienza.

Quindi principalmente fai vendita diretta

Esatto. Vendita diretta e consegne.

Per un ragazzo che decide di dedicarsi al settore agricolo, quale cambiamento potrebbe apportare un miglioramento notevole per la sua attività?

Io sto seguendo quello che stanno facendo in Canada dove sono riusciti a mettere insieme diverse tecniche per realizzare un metodo: il market garden. È una modalità con approccio biologico che con poche attrezzature manuali riesce ad ottenere rese altissime in poco spazio. Poi c’è da tenere sempre presente che ogni terreno ha le sue caratteristiche e quindi assecondare le risorse che si hanno a disposizione. Io coltivo in modo del tutto naturale ed utilizzo la propoli quasi come una ricerca sperimentale.

E la differenza si vede nel prodotto.

Si e si sente nel sapore. C’è proprio una riscoperta di sapori antichi.  Tutto questo ovviamente ha come controparte un prezzo di vendita più elevato perché le ore passate a lavorare nell’orto sono maggiori rispetto all’agricoltura che utilizza diserbanti.

Si riesce a ricavare un reddito sufficiente dall’attività agricola naturale  producendo ortaggi?

Volendo si. L’importante è programmare in modo preciso e schedulare i lavori da fare

La programmazione quindi è molto importante

Si occorre fare proprio un calcolo preciso, procedendo a ritroso. Occorre chiedersi ad esempio: a luglio cosa voglio produrre e in quale quantità? Qual è il ciclo naturale di quella pianta?  Due mesi?  Allora va segnato sul calendario delle semine che due mesi prima di luglio va piantato quell’ortaggio in x quantità. Ovviamente resta sempre un margine di errore e di rischio legato all’attività agricola e quindi al meteo e ad altre variabili.

Quindi mi sembra di capire che occorre un approccio manageriale, portando all’interno dell’azienda delle competenze qualificate.

Si. Occorrono competenze e io sono molto favorevole all’azienda familiare perché il costo più alto in agricoltura è la manodopera. Pertanto un’equa divisione dei compiti e una programmazione specifica permette di viaggiare molto più velocemente.

Start up e fondi europei. Hai avuto qualche esperienza in merito?

Inizialmente ero molto allettato dai PSR (Piano di sviluppo regionale)  però analizzandoli bene mi sono reso conto che comportano innanzitutto dei punteggi legati al territorio e sono avvantaggiate le zone montane. Inoltre pur erogando  il 75 % a fondo perduto occorre avere della liquidità da anticipare e nei cinque anni successivi devi garantire un rendimento economico di un certo tipo e non rimuovere la destinazione d’uso. Quindi mi sembrava rischioso.

Nel tuo territorio c’è la cultura delle reti d’impresa e una mentalità aperta verso le collaborazioni?

No. Infatti insieme al sindaco e al responsabile del settore agricolo stiamo cercando di fare un progetto per favorire la creazioni di reti. Ad esempio se ci fosse sul territorio una piccola società che si occupa delle consegne, io penserei solo a produrre e risparmierei molto tempo.

Che ruolo hanno i social per la diffusione del tuo progetto?

La mia azienda è cresciuta soltanto grazie al  passaparola e ai social. Non ho sottoscritto alcun altra forma pubblicitaria. È molto importante raccontare ciò che stai facendo di persona perché la trasparenza passa anche da questo. Fondamentale poi resta l’esperienza che il cliente vive quando viene in azienda.

Quali progetti hai per il futuro?

Io ritengo che il capitale fondamentale di un’azienda agricola sia la fertilità della sua terra. Quindi gli investimenti devono puntare ad incrementare la fertilità e avere come obiettivo tutti quei lavori, prodotti o tecniche, che apportano microorganismi all’interno del suolo.  Finora è stato fatto esattamente il contrario. Il focus deve passare dalla pianta al suolo. La pianta con un suolo malato crescerà sempre malata e come finora è avvenuto il problema diventa quello di curare la pianta. Se il suolo è sano invece la pianta cresce sana, a parte rare eccezioni.

Cosa consiglieresti ad un ragazzo che vuole aprire un’azienda agricola oggi?

Sicuramente di non fare un salto nel vuoto. Se ha un lavoro e non ha una tradizione agricola alle spalle, di procurarsi prima l’esperienza e la formazione adeguata e compiere il passo solo quando è pronto. Gli errori si pagano personalmente e una volta compiuto l’errore occorre aspettare 6 mesi ossia il ciclo naturale per ripartire.

Io ho fatto un salto nel vuoto e all’inizio è stato molto difficile. Poi consiglio, come dicevo, di informarsi sul canale del market garden che secondo me ad oggi è efficace.

Infine cercare di creare fin da subito una rete di collaborazioni in modo da dividersi i compiti e i servizi per raggiungere il cliente finale. La formazione è fondamentale.

La tua esperienza professionale ti ha portato dal mare alla terra. Che cosa ti sei portato via dal mare come insegnamento che è risultato prezioso per lavorare la terra?

In mare ho imparato a pianificare perché la prima cosa che fai in navigazione è la pianificazione del viaggio. Poi mi ha insegnato la comunicazione perché ho avuto a che fare con tanti paesi e tante persone di nazionalità diversa e quindi la comunicazione efficace me la ritrovo ora come risorsa per raccontare la mia azienda e i miei prodotti.

Infine ma di fondamentale importanza sono la calma, la quiete e la pazienza.

In mare vai molto piano e occorre pazienza e calma anche per lavorare la terra ed  entrare in contatto profondo con il ritmo naturale delle stagioni.  

Per informazioni sull'Azienda Agricola Naturale "Al Campo" visitate la pagina facebook: https://www.facebook.com/alcamponaturale/

 

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